

Categorie: inanna
Scritto da: RunaDelGiglio alle 15:17 | La Mia Grotta | Lasciami dei commenti (4) |
venerdì, 27 novembre 2009

Dolce porta il riposo ai bambini.
Con lieve profumo chiude loro gli occhi e nella loro bocca instilla, lieve, il sapore del sonno.
Quando è bianca e rosata è il sonno della coscienza. La ragione si disperde nei suoi labirinti infiniti e sale il Selvaggio con doni d’intuito profondo, isprazione e visione.
Porta messaggi nei sogni notturni e rende capaci di decifrarli. Per sé stessi, o per la comunità intera.
Con filtri e incanti si diletta.
Scioglie i fiori che ha sul capo e con essi cura le ferite dell’Anima e del corpo.
Canta la profonda essenza che sale in superficie. Canta la guarigione.
Quando danza rossa tra le spighe di grano dorato è la fanciulla che si riunisce alla madre dopo una lunga lontananza.
Dopo aver viaggiato nella terra delle Ombre ed aver mangiato il sacro melograno, dopo aver gustato l’oscurità, dopo aver richiamato il potere che le è proprio, eccola tornare nel sole nascente.
Canta l’Anima Selvaggia che torna a crescere sulle ossa.
Categorie: antico mediterraneo
Scritto da: RunaDelGiglio alle 10:09 | La Mia Grotta | Lasciami dei commenti (2) |
domenica, 15 novembre 2009

Runa e Nihil sono andati a vedere gli Shunga.
Sono stati un po' una delusione, a dire il vero.
Un po' tutti uguali.
E poi, a parere di Runa e Nihil, l'erotismo è ben altro che organi sessuali sproporzionati e rapporti a tre....
La cosa più bella sono stati i Kimono. Raffinati ed eleganti.
Troppo pochi però per rendere la mostra davvero degna ai loro occhi.

Per fortuna poi se li sono abbondantemente rifatti, i loro occhietti, con la mostra sublime di McCurry...
Colori mozzafiato, immagini toccanti, bellezze tragiche e radiose...
Assolutamente da vedere.
Assolutamente.
Milano ubriaca e stordisce.
Runa torna sempre frastornata da quel posto.
Ma felice per l'arte e la bellezza viste.
Felice anche perchè, sul treno del ritorno, ha potuto vegliare sul sonno di Nihil. La bellezza più meravigliosa di tutte, agli occhi di Runa.
Categorie: racconti e arte
Scritto da: RunaDelGiglio alle 16:31 | La Mia Grotta | Lasciami dei commenti (9) |
mercoledì, 11 novembre 2009
Premessa
Un giorno Nihil, entusiasta di alcune recenti letture, dice a Runa:
"e se creassimo una nostra cosmogonia, prendendo come modello quelle dei popoli antichi? Ognuno crea la sua, con i simboli che vuole".
Runa ne è entusiasta, ed ama tanto Nihil per queste sue propposte creative e stimolanti.
Nihil ha creato una storia bellissima con un pavone e una nuvola, e la arricchisce giorno dopo giorno di nuovi dettagli e poesie. é un peccato che, per ora, essa sia solo per gli occhi di Runa.
Runa invece ha immaginato quanto segue.
Lo scopo, è solo far sognare.
La Grande Antenata Nonna Ragno e la Grande Antenata Madre Terra
Categorie: racconti e arte
Scritto da: RunaDelGiglio alle 15:21 | La Mia Grotta | Lasciami dei commenti (6) |
martedì, 10 novembre 2009
Una voce senza volto sussurra al tuo orecchio storie molto antiche...
Seguila, ed inizia a sognare...

http://gorgonemedusa.splinder.com
Categorie: racconti e arte
Scritto da: RunaDelGiglio alle 13:09 | La Mia Grotta | Lasciami dei commenti |
martedì, 03 novembre 2009
Semplicemente bellissimo.
Semplicemente un sogno.
Categorie: racconti e arte
Scritto da: RunaDelGiglio alle 10:28 | La Mia Grotta | Lasciami dei commenti (7) |
lunedì, 02 novembre 2009
Ci sono Donne alle quali mi sento di dire GRAZIE con tutto il cuore.
Sapere che ci sono, anche se lontane, mi riempie di gioia.
Aver avuto l'opportunità, anche se per pochi giorni, di apprendere da loro, mi ha fatta volare e mi ha davvero arricchita tantissimo.
Farò tesoro di questa esperienza finchè non si ripresenterà, e io so che lo farà, perchè, con tutta me stessa, la cercherò.
Categorie: racconti e arte
Scritto da: RunaDelGiglio alle 11:53 | La Mia Grotta | Lasciami dei commenti (2) |
venerdì, 23 ottobre 2009
Ma è passato così tanto tempo che a stento lo ricordo.
Ero un tutt’uno con la Terra.
Quando il sole brillava alto nel cielo azzurro e riscaldava la mia natura, io amavo i prati fioriti colmi di aromi, le fonti gorgoglianti, le erbe che curano e le chiare notti senza nubi.
Ma quando il sole veniva oscurato e la terra non donava i suoi frutti, allora ero colta dal gelo e attendevo il tempo in cui avrei posato nuovamente i miei piedi nudi sull’erba fresca e fragrante per ricominciare a danzare.
Era un attesa colma d’amore.
Così passarono i giorni e gli anni, ed io divenni antica.
C’erano nuovi Dei, diversi da me, che poco a poco presero il mio posto. Ed io mi ritirai dinnanzi a loro che costruivano mura e città.
Restai nella natura selvaggia, e fui dimenticata.
Un titano creò gli uomini ed osò sfidare gli Dei.
E da quel momento ebbe inizio la mia storia.
Athena, una Dea forte, attiva e sapiente, volle aiutare Prometeo, e col suo soffio infuse la vita a queste creature di terra.
Tutto ciò però avvenne contro la volontà del padre degli Dei, Zeus.
Egli perciò, adirato, decise che gli umani non avrebbero mai avuto il fuoco, privilegio divino.
Prometeo però amava gli esseri che aveva creato, e soffriva vedendoli privi di calore, costretti a mangiare carne cruda, tremanti e fragili quando il sole non mostrava il suo volto nel cielo.
Non poteva sopportare tutto questo.
E compì una scelta fatale.
Rubò il fuoco agli Dei.
Gli uomini potevano godere delle calde fiamme ora.
I loro denti non erano più straziati dalla durezza della carne, che scaldata era morbida e succosa.
Erano appagati e felici.
Zeus, invece, più adirato che mai, escogitò un nuovo modo per nuocere agli uomini: mandare tra loro la prima donna.
Ero nuda e bellissima, piena di linfa vitale.
Il mio corpo gioiva nel movimento ed il mio cuore avrebbe voluto trasmettere a tutti il sapere antico di cui ero custode.
Fui chiamata Pandora, la ricca di doni, perché molto avevo da offrire.
Tuttavia capì ben presto che ciò che desideravo non poteva avvenire.
I nuovi Dei mi offrirono qualità che in realtà non mi appartenevano e coprirono il mio bel corpo, celando i miei misteri.
Mi misero vesti sontuose e luminosi gioielli di ogni tipo.
Così splendidamente ornata, mi mandarono tra gli uomini.
Precisamente fui portata da Prometeo e da suo fratello, Epimeteo.
Mi sentii lievemente a disagio, con Prometeo.
Era sempre in lotta con questi nuovi Dei, ma in definitiva apparteneva a loro, gli era simile, e il mio spirito antico non lo comprendeva.
E poi c’era Epimeteo, colui che pensa dopo.
Epimeteo era un uomo buono, semplice.
Era diverso dalla nuova stirpe divina. Era legato ad un sapere che quasi nessuno ormai ricordava.
Mi guardò e mi trovò bella e desiderabile ed io specchiandomi nei suoi occhi mi sentii capita e rispettata. Trovai in quegli occhi un po’ di ciò che colmava il mio cuore.
Erano come due poli opposti, i due fratelli, ed io stavo in mezzo a loro come l’ago di una bilancia che riesce a tenere gli elementi in equilibrio costante tra di loro di modo che questi si armonizzino.
Prometeo, che diffidava di Zeus, non volle nemmeno guardarmi negli occhi, e se ne andò via pieno di orribili presentimenti.
Epimeteo, che invece aveva fissato i miei occhi a lungo, ringraziò Zeus, tese la mano verso di me ed io la presi.
Da quel momento vivemmo insieme e fummo molto felici.
Amava il bello che c’è nel mondo, e la terra verde e bruna.
Era saggio e le sue azioni erano dettate dal cuore.
Per fare ciò che considerava giusto si affidava al suo intuito.
Era il custode di qualcosa di molto, molto sacro.
Custodiva un sapere che ci accomunava e ci rendeva ancora più innamorati, ancora più forti.
Ciò che simboleggiava questo sapere era rinchiuso in un vaso stupendo per la sua semplicità.
Un liscio e levigato vaso di terracotta, privo di ogni disegno.
Disadorno.
Ma sublime.
Epimeteo conosceva il suo contenuto, ma non aveva mai aperto il vaso, non aveva mai mostrato ad altri ciò che vi era al suo interno, perché gli era stato detto che così era giusto fare e perché era convinto, nell’intimo, che nessuno, anche se avesse guardato, avrebbe compreso realmente.
Io conoscevo il contenuto del vaso, e per un po’ mi accontentai di condividerlo solo con il mio sapiente e bel marito.
Ma dentro di me ardeva un fuoco segreto quanto il contenuto del vaso stesso.
Era una fiamma crepitante, esuberante come l’energia della schiusa in primavera.
Era un languore incontenibile che mi sussurrava di aprire quel vaso, di mettere quella conoscenza a disposizione di tutti perché era così bella e nobile che non poteva restare celata nell’ombra per sempre, se voleva continuare a perpetrarsi. Se non voleva morire piano piano, nel cuore degli uomini.
Epimeteo sapeva che ero inquieta, ma taceva. Aspettava che giungesse il giorno in cui, di mia spontanea volontà, gli avessi detto cosa si agitava dentro di me.
E quel giorno venne presto.
Epimeteo mi ascoltò attentamente, in silenzio.
Vedevo che era tormentato dall’incertezza ma come sempre, in questi casi, si affidò al suo cuore e questi gli sussurrò che era giusto tentare di aprire il vaso ed accettare ciò che sarebbe successo.
Così, mentre Epimeteo sosteneva il vaso, io alzai il coperchio.
Zeus, dalle sue nubi irraggiungibili, sorrideva beffardo.
Sprigionava aromi di piante e di caverne, d’acqua fresca, di nubi e di mare.
Era un vento leggero che sussurrava il ritmo ciclico della Natura, il suo nascere, crescere, vivere e morire per poi nuovamente rifiorire.
Ne narrava l’essenza più vera, che è dolce come la rinascita della primavera, e terribile come il gelo dell’inverno. Perché la natura dona e tuttavia sottrae. Crea la vita, e distribuisce la morte.
Il contenuto del vaso era un’infinita storia del susseguirsi armonico di vari stati dell’essere.
Era il divenire.
Era il cambiamento.
Era l’estasi ed il tormento. La gioia e la sofferenza.
Era la vita stessa nel suo stupendo arazzo che tutto comprende.
Nessuno capì.
E così dissero che avevo portato all’umanità ogni malessere.
Avevo portato la morte dove prima non c’era.
Avevo deturpato la vita. Avevo creato la sofferenza.
Divisero ciò che è bene da ciò che è male. Divisero ciò che prima era unito.
Diedero un giudizio a qualcosa che non poteva essere giudicato, a qualcosa che semplicemente era, ed era bellissimo nella sua essenza iniziatica.
E dissero che solo la speranza rimase nel vaso, ad agitarsi.
Piansi calde lacrime.
Ma nemmeno quelle servirono, a spegnere il mio fuoco interiore.
Quello sarà sempre acceso, sempre.
È quel fuoco la speranza che è rimasta dentro di me, dentro al mio ventre tondo che è liscio e levigato come quel sacro vaso proibito.
Ed è nel mio grembo ora che il mutamento avviene.
Perché aspetto una piccola bambina.
Una nuova vita che nasce e prende forma dentro di me.
So che sarà una donna.
La chiamerò Pirra, la bionda.
Bionda come il sole, bionda come il grano dorato.
Non smetterò mai di insegnarle le storie antiche.
E lei potrà tramandarle a sua figlia.
E la figlia a sua figlia.
In modo che, da donna a donna, questa conoscenza non andrà persa.
Certo, ci saranno donne che dimenticheranno tutto questo.
Ma coloro che ricorderanno custodiranno questo fuoco, e lo tramanderanno a loro volta, e lo condivideranno con i loro compagni e non permetteranno mai che si spenga del tutto.
Il suo corpo è il mio corpo.
Come è stato all’inizio del tempo e come continuerà ad essere, per sempre.

Categorie: mitologia greca
Scritto da: RunaDelGiglio alle 14:19 | La Mia Grotta | Lasciami dei commenti (9) |
giovedì, 15 ottobre 2009
Ha posato
il suo mistero
sul mio grembo
capiente
e, piena di infantile
stupore,
l'ho ammirato
e l'ho cullato
perdendomi
in quelle spirali
argentee
di dorata sensualità.
Sono sua ora.
Il mio ventre
custodisce
ciò che nulla
può dire.

Gustave Moureau
Categorie: poesia, a mon seul desir
Scritto da: RunaDelGiglio alle 19:30 | La Mia Grotta | Lasciami dei commenti (6) |
domenica, 11 ottobre 2009
Tessono fili
d'anima dorati
dal loro ombelico dolce
le donne
sedute in cerchio,
evocando
canti antichi.
E si riversa
il miele ambrato
come volo d'api
vaticinanti
nel calderone ch'è il centro.
Risplende di bellezza
e speranza,
la semplice giara,
come il vaso di colei che,
generosa e terribile,
elargisce tutti i doni.

Volevo ringraziare infinitamente Arianna per avermi donato l'immagine di bellezza e pura ispirazione che ha fatto nascere nel mio cuore questa poesia.
Se non sapete cosa sia il bisso e avete un guizzo di genuina curiosità vi invito ad andare avedere il sito che ho tra i link, del maestro Chiara Vigo, e a leggere attentamente tutto ciò che vi è scritto.
Perchè l'antico fuoco possa rimanere vivo sempre.
Categorie: poesia
Scritto da: RunaDelGiglio alle 13:47 | La Mia Grotta | Lasciami dei commenti (8) |
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